Possibilità a tutti gli artisti di poter esporre le proprie opere sulla rivista Euro Arte ed Milano Arte Quotazioni.

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Mini racconti
IL QUADRO

 

 

All’alba di un bel mattino decisi di abbandonare tutto e partire … meglio dire … sentivo questa strana bisogno! Mi metto in macchina. Non ho una meta precisa. Dopo ore passate alla guida scorgo un cartello di un piccolo albergo. Esco dalla strada statale. Attraverso diversi paeselli. Continuo a guidare alla ricerca di qualche alberghetto. Oltrepasso un grazioso caseggiato. Rallento. Dallo specchietto retrovisore osservo quel caseggiato. Non ho meta, non ho fretta, decido di arrestare la mia fuga oltre il nulla. Parcheggio l’auto con l’intendo di visitare la casina. Pare disabitata. Eppure sembra sia stata ristrutturata da poco tempo. La curiosità ha il sopravvento. Con mia immensa sorpresa scopro che il portone è socchiuso. Guardinga oltrepasso lentamente apro il portone. Scopro che la luce dell’androne è accesa. Sul mio lato destro scorgo una larga scala, decorata da una bellissima ringhiera in ferro battuto in stile liberty e le foglie tutte intarsiate di Madre perla. Stupenda! Dopo aver salito tanti scalini di marmo bianco lucidissimo, giungo all’ultimo piano. Mi trovo dinanzi ad una piccola porticina in legno grezzo. Anche quella porta è socchiusa! Spingo lentamente la porta. Per prima cosa noto che nella stanza vi sono le travi di legno a vista. Mi trovo in una ampia stanza, è il sottotetto con travi a vista. Pare che il tempo lì dentro si sia fermato! Quel locale non è stato ristrutturato e mai pulito. In terra sono adagiate delle grandi casse in legno antico. Delle casse sono aperte e contengono tanti bei giocattoli appartenuti a un tempo passato. Quel locale pare sia stato trasformato più in un grande deposito dei ricordi di famiglia, tutto pieno di polvere e ragnatele. Avverto però … una strana sensazione! Un qualche cosa d’indefinibile! Come se in quel sottotetto aleggiassero delle presenze. Avverto molta negatività. Continuo a visitare quel tetro e freddo locale. Scorgo un piccolo lettino. Sono scioccata! Il letto è lindo pulito e profumato. Odore di rose. Sorpresa e impaurita, stendo una mano sulle lenzuola, per cercare di percepire una minima traccia di calore. Tutto è freddo! Sono stanca! Tanto stanca! Sento un bisogno irrefrenabile di dover dormire, anche per pochi minuti. Gli occhi mi bruciano, ho la vista annebbiata! Mi adagio e, quasi istantaneamente sprofondo in un sonno senza fine e senza sogni. Non so dire quando tempo sia durato, cosa sia successo. Ricordo che nel momento in cui i miei occhi si sono chiusi la luce ha cominciato ripetutamente ad andar via. Quando … fisso il mio sguardo al soffitto. Mi accorgo che ad una trave in alto vi è inchiodato un quadro. Perché sta lì? Cosa vi sarà dipinto? Il quadro è piccolo, non riesco a vederlo bene! Così decido di mettermi in piedi sul lettino per osservare meglio. Orrore! Lì v’è rappresentata la scena orribile! Quel ch’è più brutto è che al centro della rappresentazione vi è un grande coltellaccio di macellaio. Vengo colta da un forte conato di vomito. Avverto orrore e terrore. Mi faccio coraggio, continuo a osservare e studiare il quadro. Scorgo che vi sono degli adulti stesi in terra, immersi in una grande pozza di sangue, con la gola squarciata. Tutta la scena è ambientata in una cucina rustica, illuminata dalla fioca luce di una candela. Di fianco a i cadaveri la figura di un fanciullo; Il coltellaccio è tenuto dalle piccole mani, ancora gocciolante di sangue. Quando… in modo rapido e violento una mano gelida avvolge il mio volto, nascondendomi totalmente la vista. Quella mano pare entri nel mio corpo, mi afferri il cuore e mi trascini via. Quando … quella la mano svanisce nel nulla.

Riapro gli occhi. Mi ritrovo nella cucina rustica insieme al fanciullo del ritratto, ad osservare quella orrenda scena del crimine. Ripetutamente chiedo al bimbo di chi siano quei corpi stesi in terra, quale sia il suo nome, chi sia stato l’autore di quella orrenda strage. Io so già ma, non riesco ad accettare quella tragica verità. Il bimbo ostinatamente tace. Lui non fa altro che guardarmi dritto negli occhi. Tace. E’ impressionante quella scena! Quanto è ancora più orribile guardare il volto del bimbo e scoprire che ha un faccino dolcissimo. I suoi occhi sono di un azzurro cielo; ha un inquietante sorriso! Quegli occhi…! Quegli occhi fissi, dritti verso i miei, sembrano quasi volere leggermi i pensieri. Sembrano una lancia, che entra dritta nel mio cervello! Ma … sono io a vedere nella sua mente; Avverto solo ira, odio, furia.

Anch’io presa dall’ira, comincio ad urlare, a ripetere ossessivamente sempre le stesse domande: “Chi sei? Chi sono? Perché questo?” Presa da una rabbia irrefrenabile afferro il fanciullo dalle braccia e mi accorgo ch’è freddo, rigido, pallido in volto; Lui continua a guardarmi negli occhi e tace! Lo scuoto violentemente; non reagisce! Poi anche la mia mente viene annebbiata dall’ira, della rabbia e dell’odio. Le mie mani cominciano a scivolare intorno a quell’esile piccolo collo. Spero che quel mio atto scateni una minima reazione. Il coltellaccio, che sempre è rimasto nelle mani del bimbo, scivola lentamente dalle mani cadendo in terra. Per un attimo i miei occhi si fermano a guardare quel lungo arnese. Sono tentata dal prendere quell’arnese di morte. Mi fermo! Rialzo lo sguardo, m’accorgo che il volto del fanciullo ha cominciato a trasformarsi. Il dolce viso e le piccole manine sono solcate da profonde rughe. La sua gola comincia a emettere dei suoni disarticolati. La voce è divenuta d’un tratto roca e profonda come quella di un vecchio. Sembra una voce dell’aldilà! Le labbra cominciano a imbrattarsi di sangue. Dagli occhi scendono lacrime di sangue. Avverto rumori dietro le mie spalle. Con un movimento rapido volto il capo e … quei corpi di adulti, che un attimo prima erano in terra privi di vita, ora si stanno rialzando lentamente. Si muovono lentamente verso di me.

Il corpo del bimbo è inanimato da diversi minuti fra le mie mani. Dal gruppo dei “morti viventi” si fa avanti, con passo lentissimo, una giovane donna. Ella è vestita tutta di nero, con il capo avvolto da una veletta nera. Lei si pone di fronte a me. Si siede in terra a gambe incrociate. Stende le sue mani verso di me, per accogliere fra le sue braccia il corpo senza vita del fanciullo. Osservo con una infinita dolcezza quella straziante scena. Quelle due figure sembrano comporre un quadro della Pietà. Mi ritrovo a guardare quella straziante scena, che … solo una madre distrutta dalla morte del proprio figlio. Quale infinito dolore per una Madre!

I miei occhi sono pieni di lacrime. Rapidamente scendono copiose sul mio volto, fino a bagnarmi le vesti e i piedi. Chiudo gli occhi per non continuare a vedere quella straziante. Io consapevolmente ho creato quella scena o quella visione? Dopo lunghi e incalcolabili minuti riapro gli occhi e … vedo che l’ultima scena che si era fissata nei miei occhi, ora è rappresentata nel quadro, che vado osservando in piedi sul piccolo lettino del bimbo, nella grande stanza del sottotetto, di una grande palazzina, ristrutturata da poco tempo.

 

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