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Sono chiusa nella mia stanza. Cerco di prender sonno. Guardo la tv senza alcun interesse, ma … niente! Quando un lieve torpore mi fa chiudere spesso gli occhi. Nelle mie orecchie comincio ad avvertire lievi, lontani e confusi suoni. Pian, piano i suoni si fanno più nitidi. E’ un gran vociare di molte persone che giungono da una lontana stanza. Lentamente m’inoltro lungo un lungo corridoio. Sbircio oltre una grande porta, che s’apre in un gran salone. Entro in punta di piedi. Guardo intorno, cercando di comprendere dove mi trovo. Intorno a me tante persone sconosciute che mi osservano. Di chi saranno tutti questi occhi? Non riconosco nessuno!
L’immenso salone è illuminato da tantissime candele. Alle pareti sono appesi pregevoli arazzi.
D’un tratto tutti quegli occhi si materializzano, divenendo una moltitudine di uomini e donne. E’ un gran vociare! Tutti discutono fra di loro. Nessuno occupa alcuna sedia o alcun divano. Tutti non fa altro che bisbigliare fra di loro e passeggiare. Non comprendo cosa vanno dicendosi.
A me nessuno si presenta. Non posso far altro che osservare. Quando d’un tratto, fra tutte quelle persone, da lontano scorgo una bimbetta. Lei è tutta sola. E’ l’unica ch’è seduta su una poltrona antica. Porgo la mano per presentarmi, ma non mi rivolge parola. La fanciulla s’inginocchia in terra. Per far passare il tempo, và disegnando grandi occhi sul pavimento. Anch’io m’inginocchio vicino a lei per ascoltare il suo parlare e il suo cantare. Lei articola parole incomprensibili. Tento guardarla negli occhi, ma mi sfugge.
Parole! Parole! Parole! Pian piano il tono della voce s’alza, potendo finalmente comprendere cosa dice. La fanciulla va menzionando episodi, persone e particolari appartengono al mio passato. Come farà a sapere? Io non l’ho mai conosciuta! Dalle sue mani compare un mazzo di carte, anzi … credo, solo dopo scopro essere delle foto. Esse mi vengono porte lentamente una alla volta. Quelle foto sono mie! Sono il mio passato! Nelle foto sono presenti solo persone che ora non vi sono più. Ogni volta che le carte toccano le mie mani svaniscono nel nulla.
Pian pianino si avvicina a noi un uomo. Con voce autoritaria chiede il perché della mia presenza in quella sala. Lui c’intimorisce. Tento di fare una domanda, ma lui ci intima di fare assoluto silenzio.
La bimba è terrorizzata di fronte a quella presenza. Comincia a piangere. Io rapidamente alzo lo sguardo, guardandolo dritto negli occhi quell’arrogante signore. Lui mi rimane di fronte immobile, ; è spaventato. Cade in terra, come se qualcosa lo avesse colpito dritto al cuore, s’accascia in terra come morto. Giace in terra immobile. Il tempo sembra essersi fermato. Tutto s’è fermato. Nessuno osa proferire parola! Nessuno più passeggia. Tutti osservano quella spaventosa scena. L’uomo, prima di esalare l’ultimo respiro riesce a puntare il dito della mano destra. Seguo con gli occhi la traiettoria, e scorgo che sulla parete che mi sta di fronte vi sono appese ad una catenella dorata un grande paio d’ali. Che strano! Ne sono certa; Prima a quella parete non vi era appeso nulla! Con voce flebile e quasi impercettibile l’uomo riesce a dirmi poche parole.
“Prendile sono tue. Vola via da qui. Vola sempre più in alto ! Fallo, tu che puoi! Vola incontro alla libertà!”
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