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Mini racconti
L' uomo

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Quando lo conobbi ne rimasi letteralmente affascinata. Aveva un carattere, un'umanità, una intelligenza fuori dalla norma. Quando stavo con lui avvertivo tanta serenità. Mi capitava spesso di osservarlo per interi minuti. Per anni è stato il mio faro, il mio punto di riferimento. Un giorno, di tanti anni fa, scoprii che aveva commesso tanti errori. Anche lui aveva il suo “scheletro nell'armadio”. Avrebbe, per questo, dovuto perdere la stima che io nutrivo per lui. Invece...L'ho sempre perdonato! Così sarà sempre. Ma... Quante lacrime quell'uomo ha fatto versare, proprio a chi lo amato tanto!

Quando l'ho visto la per prima volta ho avvertito una strana sensazione. Mi sembrava di conoscerlo da sempre. Avvertivo in lui delle cose in comune. Il mistero!

Una mattina d'autunno, decidemmo di uscire insieme per farci una passeggiata. Lui d'un tratto decise di farmi accomodare su una panchina, premettendo che avrebbe dovuto parlare di cose molto importanti. Il racconto cominciò da molto lontano nel tempo. Non si dilungò in tante parole. Lui raccontava della sua vita prima del mio arrivo. Senza nascondere le emozioni e il dispiacere che provava per il dolore arrecato a tante persone che gli stavano vicino, raccontò quello che per anni fu il suo grande mistero. Per me quelle parole divennero pesanti come macigni. Parole che inclinarono ma non distrussero il nostro amore. Solo in quel momento scoprì quando fosse divenuto ingombrante, pesante, doloroso quel segreto per lui.

Un giorno lui cominciò a star male. Tutti se ne accorsero, lui negava. Io ero consapevole del suo malessere. Fu un lento declinare, una lenta scesa, oserei dire, verso gli inferi.

Fu una lenta agonia, senza che nessuno potesse fare niente, tranne che confortarlo e accompagnarlo fino al suo ultimo giorno di questa arida terra.

La sua morte fu per me una vera tragedia insuperabile. I primi mesi il mio cuore non avvertiva più alcun sentimento. Stranamente, il giorno della sua tumulazione, io non sentii alcun dolore. Anzi ero felice per lui. Aveva smesso di soffrire! Poche ore dopo, mi ritrovai seduta sul suo letto, in preda ad una forte crisi di sconforto. Cominciai a riflettere alle parole che ci eravamo detti su quella panchina. I miei sentimenti frammisti di amore e odio erano divenute un vortice. Quelle parole erano divenute una idea fissa. Ci sarebbe mai stata giustizia? Il pensare che l'unico uomo che mi aveva amato, per altri era stato fonte di odio, non mi faceva avere pace. Avvertivo che un sentimento così odioso non potevo sopportarlo, che ci sarebbe stato tempo per una sottile e durissima vendetta. Solo ora, a distanza di anni, vedo realizzarsi ciò che ho desiderato ardentemente per anni. La vendetta! Sarà giustizia! Finalmente il mio sogno si realizza? Lentamente lui è scomparso dai miei sogni e dai miei incubi. Finalmente mi sento in pace! Avverto la sua pace!

Lui è morto. Non sentirò più il suo sguardo indagatore incombere su di me. Ora nessuno pronuncerà più il suo nome per insultarlo. Uno come lui mai dovrà esistere più. Tanti uomini ho conosciuto in vita mia, ma nessuna sarà mai amato come lui. Il suo volto, il suo corpo, la sua voce, i suoi pensieri mai li troverò più in nessuno. Mi piacerebbe rivederlo! A volte diviene un mio intenso pensiero. Di notte sogno di recarmi nascostamente al cimitero. Rompere con martello la lastra di marmo che compre il loculo. Togliere fuori la bara che contiene le sue ossa. Ritrovare il suo corpo, non devastato dalla putrefazione. Poterlo accogliere fra le mie braccia...Risentire il suo odore... Potergli parlare o poterlo solo accarezzare per pochi attimi.

E' solo un profondo desiderio!

 

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