|
Non saprei come descrivere la donna che da tempo disturba i miei sogno, i miei pensieri, i miei ricordi. Non riesco a trovare una sola parola gentile. Lei è sempre entrata nella mia vita, senza che io ne avessi bisogno, che gli dessi il permesso. Posso solo dire che apparentemente è una vecchina dolce e carina, ma … quanti la odiano svisceratamente! Chi la guarda in volto mai penserebbe che in gioventù ha disturbato i sogni di molti uomini e di molte famiglie! I suoi occhi bellissimi, ma traditori! Quegli occhi li ho sempre paragonati a quelli di un avvoltoio, affamati di carne d’ uomini. Ora … ho deciso. Dopo anni di tormentato silenzio e di odio mal celato, di annullarla definitivamente dalla mia vita. Odio profondo, tanto odio! Quante cose sono successe, a mia insaputa, ora parlo! Così … un giorno decido di andarle a farle visita. Voglio liberarmi di quell’ingombrante, imbarazzante fardello. Voglio vomitarle in dosso tutto il mio odio. Voglio liberarmi di quelle catene che per anni mi hanno tenuta stretta. Giunta davanti al cancello dello stabile, dove abita l’acida vecchina, vado per aprire il mio zainetto, per prenderne le sigarette e l’accendino. Invece … accade un fatto inspiegabile. Fra le mani mi ritrovo un mazzo di chiavi. Le osservo attentamente. Non sono quelle di casa mia. Non mi arrovello più di tanto, le ripongo nello zaino. Prendo l’accendino e accendo la sigaretta. Il cancelletto dello stabile è aperto, m’inoltro. Suono al citofono. Lei è in casa! Prendo l’ascensore per salire su, fino al sesto piano. La porta della “zietta” è chiusa. Busso più volte, lei non apre. Perché? Dopo alcuni minuti trascorsi inutilmente mi ricordo di avere con me un mazzo di chiavi a me sconosciuto. Che possano servirmi? Che possano essere quelle? Una chiave grande si distingue, è quella di una porta blindata. Decido di adoperarla. La pesante porta s’apre, e … l’anziana donna è seduta al centro del corridoio. “Benvenuta! E’ da tantissimo tempo, più di venti anni che t’aspetto. Entra! Entra!” Stranamente la voce dell’anziana donna è roca, profonda, sembra essere quella di un uomo. Oserei dire una voce dell’oltre tomba. Per diversi minuti rimango immobile , al centro del corridoio, di fronte a lei. Io non rispondo a quella sua acida provocazione verbale. Lei s’alza e va dirigendosi verso la sua piccola stanzetta, immersa nella penombra, dove passa molte ore della sua inutile vita, guardando la tv e sonnecchiando sul suo lurido lettino. In punta di piedi la seguo. Lei si sdraia scompostamente sul letto. Comincia a esporre date, persone, eventi precisi, contornati da squallidi particolari. Lei mi dà la conferma a confessioni fattemi anni prima dai diretti interessati. Forse è meglio dire … dalle sue vittime. Durante la lunga e lamentosa confessione io continuo a rimanere in rigoroso silenzio. Finalmente la confessione finisce. Lei crede così di essersi alleggerita la coscienza con me. Non è così! Prendo forza e coraggio e dico poche e lapidarie parole: “Da innumerevoli anni sò tutto! Ora taci!” A quelle mie parole lei comincia a lamentarsi a emettere gemiti, prima deboli, poi per divenire urla di dolore. Io rimango impassibile a quella scena, non mi faccio impietosire. Per anni lei ha recitato, non cado nel suo pietismo. S’intuisce perfettamente che lei è in preda a una crisi di paura. Nei suoi occhi si legge il puro terrore! So che lei mi ha sempre temuto, ha sempre temuto i miei lunghi silenzi! Lei che per una vita intera si è sempre contraddistinta per la sua estrema sfrontatezza, ora si contorce e si dimena su quel letto in preda alla paura. Finalmente la sua anima, che per anni ha taciuto, si ribella, si vergogna! Con movimento lento mi muovo verso la finestra semichiusa, per aprirla lentamente. Gli occhi miei sono stanchi di quella penombra. Finalmente! La luce illumina quella tetra stanza. Un unico raggio di solo và illuminando gli occhi di lei. Ho un sobbalzo … i suoi occhi sono rosso sangue. Quando d’un tratto la vecchia arresta quel forte tremore degli arti. E’ immobile! Quando … un rumore comincia a sentirsi nella stanza. Il cuore dell’anziana batte così forte in petto da poter essere udito. Batte forte. Batte sempre più forte! Allora io comincio a gridare, sempre più forte, appellandola con epiteti irripetibili. Il volto suo è una maschera, è freddo e impassibile! Quando … il battito di quell’arido cuore comincia a rallentare il suo battere. La cassa toracica è immobile, non respira più. E’ morta. Finalmente! Credo che il mio incubo sia morto, spento per sempre. La svergognata ha finito di tormentare la pace dei vivi e dei morti! Stanca e soddisfatta per quella dipartita mi siedo di fronte a quel vecchio cadavere. Per interminabili minuti la guardo, la osservo, per essere certa della fine del mio incubo. Quando … d’un tratto comincio ad avvertire un forte rumore in tutto l’appartamento. E’ il battere ritmico di un cuore. Di nuovo quel cuore! Di nuovo quel vecchio e maledetto cuore ha ricominciato a battere. Ma lei è di fronte a me immobile, bianca in viso ed oramai il corpo freddo. Dalla paura comincio a parlare da sola. La paura mi ha preso! Parlo sempre più forte, fino ad urlare e coprire quel sordo rumore di quel cuore. Mi fermo. Penso. “perché nessuno mi sente? Perché nessuno telefona? “ In silenzio rimango per molti e interminabili minuti. Stanca, nuovamente vado a sedermi in quella sedia posta al centro del corridoio. Quando … d’un tratto mi ricordo ch’è l’ora di pranzo e ancora non ho ancora comprato il pane. M’alzo, prendo lo zainetto, accendo un’ altra sigaretta e prendo le chiavi di quell’appartamento. M’alzo per dirigermi verso la cucina, e … saluto l’anziana donna, ch’è intenta a preparare un succulento sugo. Ha già apparecchiato la tavola per due. La saluto e l’abbraccio cordialmente, promettendole che fra pochi minuti sarei stata di ritorno per pranzare insieme. Fischiettante esco chiudendo la pesante porta blindata a chiave.
|