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Una stanza piccola, immersa nella penombra. Tutta la casa è immersa immersa nella penombra! Il colore unico delle pareti, dell'appartamento, è il bianco. Ammobiliata senza tanto gusto. Tanti ninnoli, tanti soprammobili e oggettini vari, sparsi un po' ovunque. Direi che la casa è veramente mal arredata. In quell'appartamento, posto all'ultimo piano, di un grande palazzo vive una donna sola. Molto tempo lo trascorre in una piccola stanza. S'adagia spesso su un piccolo lettino. E' sofferente, ha gli acciacchi della sua tarda età. In quell'appartamento tutto è strano! Eppure in quella casa una stanza da letto c'è! Quella stanza è arredata d'un gusto, oserei dire “pacchiano”. Solo un mobile antico v'è che merita un po' d'attenzione. Lei passa la maggior parte del tempo a guardare la televisione. E' sempre sola! Ogni tanto vanno a trovarla due suoi giovani amici. Spesso parla sola; Crede di rivivere il suo passato. Fa sogni strani! Non può far altro! Tutti l'hanno abbandonata. Tutti l'hanno scacciata. Perché? Sconta i peccati di quella che un tempo fu la sua vita peccaminosa! Lei, una volta tanto bella, tanto attraente, tanto corteggiata, ora le forme del suo corpo sono così sgraziate da non poter essere guardata. S'è appisolata sul lettino dinanzi la TV accesa. Quando cominciano a sentirsi dei deboli e ripetitivi rumori. Io li odo, lei non s'accorge di nulla. Sul pavimento di marmo si sente un leggero e veloce passo. Sembra proprio il camminare d'un topolino. Pare aver addentato un qualcosa. Nel corridoio si ode il veloce rosicchiare. Un roditore, dal pelo bianco avorio, sta gustando il legno d'un comodino. Pochi minuti dopo altri lievi rumori giungono dalla cucina. Ecco comparire una coppia di grandi topi, color grigio chiaro. Si sono arrampicati fin sul tavolo, dove v'è stato lasciato riposare un succulento piatto di pasta al sugo. I due roditori divorano quel piatto di pasta velocemente. Pare avessero fame non soddisfatta da tanto tempo. Quand'ecco che altri rumori giungono dalla stanza da letto. Incuriosita vado a spiare. Lentamente apro la porta. Il rumore è divenuto assordante, un continuo rosicchiare risuona nella stanza. Qui i topi saranno più di cento. Son di colore bruno, il pelo mancante in più parti, probabilmente preso dalla rogna. Quanto puzzano! Saranno sicuramente topi delle fogne, grandi come gatti. Sono famelici! Stanno divorando il materasso ad una velocità impressionante. Loro, fortunatamente, non s'accorgono di me, tanto sono impegnati a rosicchiare tutto quello che gli capita sotto i denti. Io, ferma sull'uscio della porta rimango atterrita da questo disgustoso spettacolo. Del materasso non v'è rimasta traccia, nel piatto non v'è rimasto nulla, il comodino è giù in terra tutto roso. Il branco dei grandi topi s'accorge della mia presenza. Io impaurita, intuisco che il prossimo pasto possa esser io, corro via. Percorro metà del corridoio, a metà svolto a sinistra. Quell'orrendo branco di roditori m'insegue. Entro nella stanza dove v'è la donna. Lei dorme. La scuoto più volte per farla destare da quello che non è più un sonno. Lei dormire, così mi sembra. Non ho il tempo neanche per pensare sul da farsi ed ecco che i topi son giunti nella stanza. Guardo! M'accorgo che i ratti mi stanno venendo incontro. So che dietro di me c'è una porta finestra che dà sul balcone della mansarda. Di scatto mi volto, apro la finestra, velocemente riesco a richiuderla. I ratti s'alzano sulle zampine ed annusano l'aria. S'accorgono di non aver perso alcun pasto. Scorgono che vicino a loro v'è un altro corpo. La donna è immobile. I topi s'avvicinano alla nuova preda; l'annusano, le leccano i piedi, come a voler assaporare il pasto. Rapidamente salgono su i suoi piedi, cominciandone a rosicchiare a strappare la pelle, la carne. Il sangue comincia a uscire lentamente dalle ferite. I piccoli animali sono insaziabili, in pochi attimi arrivano a rosicchiare le ossa. Non s'arrestano, sono voraci! Subito cominciano ad arrampicarsi sulle gambe e fino alle cosce. Nella stanza v'è un rumore assordante del continuo rosicchiare d'ossa, strappar carne, versi animaleschi che fanno capire quanto quella carne sia saporita. Io dietro la finestra chiusa rimango immobile, tant'è lo schifo, l'orrore, la paura. Non riesco ad emettere neanche un flebile lamento. La donna, o quello che ne rimane di lei, è sempre immobile, con i piedi che penzolano giù dal letto. I topastri non si fermano un attimo, divorano ininterrottamente. Nella stanza continuano ad arrivare altri topi, forse attirati dall'odore del sangue. Ma da dove vengono? Sembra che tutti i topi della città si siano concentrati in quella stanza. Tutti quegli animali sono arrivati a divorare la donna fino al ventre. Il sangue cola copiosamente in terra, le budella penzolano fuori fino a cadere sul pavimento. Quand'ecco entrare , con passo maestoso e pelo ritto sulla schiena com'è dei capobranco. Sono due topi grigio chiaro ed uno bianco avorio. Tutto si ferma! Come se qualcuno avesse dato un comando ai grossi roditori, si schierano in due file. Nel mezzo, con passo deciso di chi comanda, passano i tre topolini, con la bava che gli scende dalla bocca. Pian pianino s'arrampicano sul corpo semi divorato, fino a fermarsi su i suoi seni. Mentre gli altri topi restano fermi, con le bocche grondanti di sangue, attendono estasiati quello che sta per accadere. I tre topi cominciano a divorare avidamente i seni, fino ad arrivare in breve tempo alle ossa del torace. Poi il topo bianco si ferma, quasi a non volersi troppo affaticare, lascia che i due topi grigi comincino a tranciare le ossa dello sterno. Terminata quest'operazione i due ratti si fermano, lasciando ultimare ”l'opera” al topino bianco. Lui che s'era adagiato sul volto sfigurato, s'alza. Si dirige verso i compagni ed infila la testa nel torace. Con pochi morsi recide le arterie del cuore. L'afferra e lo estrae fuori. Lo trascina con tanta fatica fin sopra il cuscino dov'è adagiata la testa della donna. Si siede un po' affaticato, per pochi attimi si ferma, per riprendersi dalla fatica fatta. Con le zampette anteriori trattiene il cuore, comincia a rosicchiarlo lentamente. Ne beve lentamente il sangue rimasto dentro; lo gusta! Nello stesso attimo in cui il topo ha completato il suo pasto, mentre tutti gli altri compagni di sventura lo guardavano, suona il campanello di casa. Tutti gli animali fuggono, si disperdono per tutte le stanze della casa, andando a nascondere dove trovano posto. La donna o quello che ne rimane di lei apre gli occhi. S'alza con tutte le carni ridotte in brandelli che penzolano giù per il corpo, il volto sfigurato, le ossa rose che s'intravvedono, il sangue che ha creato sul pavimento una grande chiazza, s'avvia verso la porta ingresso. Quello che vedo è solo orrendamente schifoso, quasi vomito. Lei scompare alla vista. Incuriosita aspetto! Voglio sapere!Sento un vociare lontano avvicinarsi. M'accorgo dai toni delle voci che che son tre uomini. Mi nascondo. Quand'ecco che nella stanza compaiono uno ad uno. Non è possibile! Con mio grande stupore la donna è integra! Com'è possibile? Lei parla, ride con quei tre uomini. Ma io quelli li conosco! Ma com'è possibile che son lì, tutt' insieme? Noto che i due uomini son vestiti con un cappotto uguale, un Loden di color grigio chiaro, l'altro ha una shaariana, stile coloniale anni '40, di color bianco avorio. Con il volto stravolto, rigato dalle tante lacrime, apro la finestra ed entro nella stanza. La voce mi ritorna, sarà la forza della disperazione? Mi rivolgo all'uomo, a me tanto conosciuto, dico che la donna avrebbe dovuto essere una morta, che un' attimo prima dei grandi ratti delle fogne, l'avevano quasi divorata. I due uomini con il cappotto, che hanno ascoltato tutto il mio farneticare, si mettono a ridere, cominciano a deridermi dandomi della matta. Solo l'uomo con la shaariana bianca ascolta attentamente. Lui, adirato verso tutti, si dirige verso la porta finestra, la apre tutta. Con un sol gesto indica alla donna di uscire sul balcone. Lei inveisce verso di me, con un linguaggio osceno, degno di una che praticava “il mestiere più antico del mondo” da tantissimo tempo. Mentre lei parla dalla sua bocca esce un alito di carne putrefatta e dalle estremità della bocca cadono dei lunghi vermi. Lei, allo schioccare delle dita di lui, una seconda volta, come un'automa, fa quello che gli è stato ordinato. Io guardo lui. Non so, non capisco. Ma cosa sta succedendo? Guardo lei. M'accorgo ch'è la stessa donna che avevo visto prima, che arrivassero i tre uomini. Scarnificata e sventrata dai roditori. Lei con le budella penzolanti giù dal ventre, li raccoglie e tenendoli fra le mani, scavalca la ringhiera del balcone. Si lancia nel vuoto. Un salto lungo otto piani. Si ode da sotto un tonfo tremendo. Attirata da dei rumori di zampine, guardo in terra e m'accorgo che i terribili ratti son tornati. I due uomini, che prima mi deridevano, ora vengono aggrediti e divorati velocemente. Cadono in terra, si dimenano, gridano dal terrore, urlano dal dolore. Presto sopraggiunge la morte. Nel momento che i due uomini esalano l'ultimo respiro entra nella stanza la saetta di un fulmine, arrestandosi proprio sui due cadaveri. In un sol attimo l'incenerisce. L'uomo dalla shaariana bianca avario guarda impassibile la fine di quelli che sembravano suoi amici, in realtà son sempre stati eterni rivali, per amore di un'unica donna. Quella donna che ora giace sfracellata sull'asfalto. L'uomo mi guarda, abbassa gli occhi, forse dalla vergogna, d'aver dovuto svelar il suo vergognoso segreto. S'allontana per il corridoio. Mentre lo percorre mi saluta con la mano; mi fa “ciao”. Io rimango ferma , non mi muovo, riesco solo a contraccambiare il saluto con la mano. Lui apre la porta d'ingresso. Dietro si scorge una figura umana. E' una donna. Anche quella persona conosco! Lei, da poco tempo m'ha lasciato! Ma è sua moglie! Lui gli prende la mano, si volta indietro, mi guarda e solo poche parole mi dice: “Buona notte!” Io con un un sol filo di voce, cosciente che quello sarà un lungo Addio, gli rispondo: “E sogni d'oro!”. Queste erano le dolci parole che ci dicevamo con quell'uomo prima di andare a coricarmi la sera! Lui volta il viso, guarda lei con un dolcissimo sorriso le dona uno schioccante bacio, forse quello che da fanciulla avrei voluto vedere tante volte, mi salutano tutti e due per un'ultima volta, chiudono la porta e vanno via.
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