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E’ notte fonda. Il cielo è nuvolo. In lontananza si vedono i bagliori di lontani lampi. Vado rigirandomi nel mio letto cercando di prendere disperatamente sonno. Una strana inquietudine mi assale. Un qualcosa d’indefinibile che in questi ultimi tempi mi sta negativamente influenzando i pensieri e i sogni sono negativi. Tutto è confuso! Non riesco a scoprire l’origine di questo strano malessere! Mi sveglio di soprassalto spesso nella notte. Sempre un solo sogno incombe nei miei pensieri. Vado ritrovandomi immersa nel buio profondo di un grande cimitero, al centro di una desolata campagna, circondato da grandi querce, castani. Non riconosco il luogo. Vengo spesso circondata da corpi, che uscendo dalle loro fosse non fanno altro che maledire il momento cui sono venuti al mondo e la donna che li ha partoriti. Avverto tanta rabbia, tanto odio intorno a me. Perché? Le luci del nuovo giorno cominciano a sorgere, ed io sempre lì a rigirarmi inquieta nel letto, coperta da calde e morbide lenzuola di flanella. Mi riesce difficile comprendere cosa stia succedendo. Mi ritrovo seduta al centro del letto. Sono sveglia, o credo d’esserlo? Osservo una inquietante scena. Mi ritrovo ad essere l’ultima di una lunga fila di persone che prende parte a una processione. Tutti piangono, tutti sono vestiti di nero, tutti hanno in mano fiori bianchi. Comprendo d’ essere inconsapevolmente partecipe a un funerale; di chi sia non lo so e non mi è dato saperlo. Quando d’un tratto, dal fondo della fila, vedo avvicinarsi quattro becchini che portano sulle spalle una piccola bara bianca. Tutti piangono, nessuno parla o prega. Io sono lì, che a voce alta penso e mi domando il perché della mia presenza a quel triste evento. Perché quella bara bianca? Chi è quel piccolo corpo chiuso in quelle “quattro tavole”? I quattro becchini mi passano davanti ignorandomi o fanno finta! Passano dinanzi a me lentamente, loto lentamente. Quand’ecco … udire il sopraggiungere di un passo cadenzato di altri quattro becchini; a seguire, a breve distanza, altri otto becchini. Portano anch’essi sulle spalle due piccole bare bianche. A differenza della prima sono identiche, anche in grandezza. Sono altre due piccole bare bianche. Le due casse sono identiche in grandezza e lavorazione, ma differenti dalla prima. Mi guardo intorno. Tra tutte quelle persone non riesco a riconoscere nessuno. Non vedo neanche chi possa essere la donna o le donne che hanno partorito quei tre piccoli feretri. Quando d’un tratto avverto una presenza. Essa compare dal nulla e si va ponendo dietro le mie spalle. Terrorizzata rimango immobile. Appena quella anonima figura comincia a parlare... E’ una voce che non odo da tanti anni, la riconosco immediatamente. Lentamente parla, con tono forte e voce chiara: Sono tre fratelli. Due sono gemellini. Vai via da qui! Da quelle parole sono sconvolta! Vorrei voltarmi ma … vengo subito fermata dall’uomo. Anzi … vengo esortata a rimanere ferma. Vorrei chiudere gli occhi, ma l’uomo m’invita a continuare a guardare. Volgo lo sguardo verso il corteo, quando m’accorgo che dalle bare cade del liquido brunastro e maleodorante, che velocemente si trasforma in rosso sangue. Nooooo !!!!!!!!!!! Piango e mi dispero presa dalla paura. M’accorgo che quell’uomo è scomparso nel nulla. Porto le mani al viso; l’estremo tentativo di non voler vedere quell’orrenda scena. Il tempo trascorre lentamente…troppo lentamente! Faccio scivolare giù le mani dal volto. Non si ode più alcun rumore, la mesta processione è svanita nel nulla. Intorno a me ritrovo delle donne piangenti. Ora tutte mi vedono e odono le mie parole. Le donne si parano avanti a me circondandomi e, con tono minaccioso, mi urlano disperatamente: Vai via! Via da qui! Tu non devi vedere! Tu non devi sapere! Tu non devi ricordare! Corri via da qui! Nascondo nuovamente il volto fra le mani, quando … tutto è silenzio! Intorno a me c’è il nulla. Tutto è scomparso. Le luci del nuovo giorno illuminano la campagna. Sfinita, decido d’andarmi a sedere sotto un maestoso castagno. Per rilassarmi decido di giocherellare con dei sassolini. Comincio a disegnare un piccolo cerchio sul terreno. Quando … m’accorgo che intorno a me si sono seduti tre fanciulli. Un bimbo è dall’apparente età di 8 anni e gli altri due, identici fra di loro, di una età di circa 4 anni. I bimbi parlano e giocano fra di loro, partecipando al mio gioco, ma mai guardandomi. D’un tratto i tre fanciulli, con voce dura e profonda, da uomo anziano, la stessa che mi ha parlato nel sogno, dicono ad unisono le stesse parole: Vai via da qui! Non tornare più! Non cercarci più! Corri via! Spaventata di scatto m’alzo in piedi. Li guardo dritta negli occhi e m’accorgo che i fanciulli hanno il volto rigato da lacrime di sangue. In quello stesso momento un raggio di sole colpisce i miei occhi. Accecata dal violento raggio di sole chiudo gli occhi. Nel riaprirli m’accorgo d’essere seduta nel mezzo di un immenso campo di girasoli. Le lacrime mie vanno inumidendo inumidendomi il volto. Da quello strano sogno sono passati tanti anni. Ancora mi chiedo; Chi erano quei bimbi? Non devo saperlo!
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