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Mini racconti
LA CAMERETTA

Quando lo conobbi ne rimasi letteralmente affascinata. Aveva un carattere, un’ umanità, una intelligenza fuori dal comune. Per anni è stato il mio faro. Un giorno scoprii che lui, come tutti gli uomini sulla faccia di questa terra, aveva il suo scheletro nell’armadio. Scoprii che aveva commesso tanti errori e aveva fatto soffrire tante persone. L’ ho sempre perdonato, ma ora?
Un giorno d’autunno da lui venni invitata a fare una lunga passeggiata per le strade cittadine. Era da tanto che non lo facevamo. Contenta, senza pensarci un attimo accettai. Perché ho accettato? Perché quel giorno non avevo nulla da fare?
Lui cominciò a raccontarsi partendo da tempi lontani. Non si dilungò in tante parole. Parlava di fatti persone esistenti e date ben precise. Non osai interromperlo. Parole dure. Parole come macigni. L’emozione di lui era tanta, più volte la voce stava per rompersi dal pianto. Sospiri, tanti sospiri! Non riuscii e non riesco ad odiarlo ma tanta delusione! Solo in quel momento mi accorsi quanto era ingombrante quel segreto. E’ da quel momento, quell’esatto momento che per lui cominciò il suo lento e inarrestabile declino. Per me fu una lunga agonia. Io non potei far altro che accompagnarlo, muta, verso la fine.
Lui se ne andò. Stranamente non avvertì alcun dolore. Decisi che non avrei versato alcuna lacrima, come fece lui quel giorno. Stranamente ero felice per lui, aveva smesso di soffrire! Le parole di quel giorno ora sono divenute un chiodo fisso; ci sarebbe mai stata giustizia? Per tanto, troppo tempo ho desiderato una durissima vendetta. Solo ora vedo realizzarsi il mio desiderio. Lui lentamente è scomparso dai miei sogni, ma non il desiderio di giustizia. Ora, finalmente, nessuno pronuncerà più il suo nome per insultarlo. Il suo volto, il suo corpo, la sua voce, i suoi pensieri mai li troverò più in nessuno.
Mi piacerebbe rivederlo!
E’ solo un sogno o un desiderio?

 

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