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Mini racconti
Il casolare

E' tarda sera. Sono stesa sul divano a guardare la TV. Da poco ho smesso di lavorare al computer. Un certo languorino si fa sentire. M'alzo per recarmi in cucina per fare uno spuntino, quando inizia a squillare il telefono. Un po' contrariata vado a rispondere. E' Ines, una amica di vecchia data.  Lei con voce allarmata mi riferisce d'aver avuto avaria alla macchina. Niente di grave! Mi riferisce di aver accettato ospitalità presso una famiglia, in un casolare di un vicino paesino montano, da me conosciuto. Mi meraviglio di quella telefonata! Se ha trovato ospitalità che necessità c'è che io salga urgentemente? Dopo un breve discutere decido di assecondare Ines. Tanto infastidita mi vesto e m'avvio. Il viaggio credo non durerà molto, a quell'ora c'è poca gente che viaggia. Dopo circa venti minuti di viaggio arrivo nei pressi del paesino. Giungo dinanzi ad un incrocio, svolto sulla destra, per inoltrarmi per una stretta e ripida stradina. Non mi preoccupo né per l'orario, né per la strada desolata che sto percorrendo, la conosco. Mi restano altri dieci minuti di viaggio. Quando comincio a riflettere sul luogo d'incontro. Qualcosa non mi corrisponde! La mia amica ha descritto dettagliatamente un luogo che da tanti anni è disabitato. Penso che abbia descritto quel luogo come punto di riferimento.  Giungo nei pressi dell'appuntamento, procedo lentamente. Forse la macchina sarà lì parcheggiata, ma sarà stata ospitata in un casolare ch'è qualche metro più in su. Lì vi abita una numerosa famiglia che conosco dai tempi della mia fanciullezza. Rallento! I fari della mia macchina mi fanno scorgere la sagoma di un altro mezzo. E' la macchina di Ines. Scendo dal mio mezzo. Per un attimo mi metto ad osservare il paesaggio; Era tanto tempo che non lo vedevo così di notte. Il cielo è stellato, le deboli luci della luna piena mi fanno scorgere le montagne vicine. Per un attimo sono rapita da quello spettacolo della natura. Mi volto per tornare alla mia macchina quando m'accorgo che da quel casolare, che io so disabitato da decenni, una volta animato da donne uomini intendi nei loro lavori di campagna, chi ad arare la terra, chi a raccogliere la legna o le castagne nel bosco, v'è una lucina.
La paura è tanta ma anche la curiosità! Stranamente, quel luogo comincia ad incutermi un certo timore. Decido di scendere il breve e ripido sentiero, invaso da erbacce e spine. Giungo fino a sotto il pergolato dinanzi al casolare. Non c'è nessuno, tranne che un enorme cane pastore dal pelo tutto bianco. Tutto insonnolito mi guarda, per un po' mi scodinzola, per poi rimettersi a dormire. Quasi invidio quel cane, niente lo disturba! Oltre lui sembra non esserci nessuno. Quando il mio sguardo viene attratto da una fievole lucina che filtra da una finestra. Con tanto timore vado a sbirciare alla finestra. S'intravvede un antico lume a olio posto sul davanzale interno. Comincio a dire a me stessa che quel che sto vedendo è solo un sogno ad occhi aperti. Continuo a spiare. In terra si scorge un braciere acceso con intorno delle persone. Si vedono solo le loro sagome, sono poste di spalle alla finestra. M'accorgo che la porta di casa è socchiusa, come se si attendesse l'arrivo di qualcuno. Decido di entrare. Non nascondo di avere le palpitazione per questa strana situazione. Discosto la porta e vedo che la stanza è completamente spoglia della mobilia, ma reca le tracce di una cucina in muratura d'un tempo remoto. Volto il mio sguardo sulla sinistra e vedo un' altra porta, anch'essa socchiusa. E' da li che filtrano le luci della lampada e giungono delle voci. Quasi tremo dalla paura! Lentamente apro la porta. La stanza è vissuta, v'è gente, mi chiedo com'è possibile. Nella stanza vi sono tre lettini accostati lungo il perimetro della stanza. Ora posso vedere in volto le donne che prima solo intravvedevo. Intorno al braciere sono sedute due donne, una molto avanti negli anni che raccoglie la lana in un grande gomitolone, l'altra di mezza età, fila la lana. Tre giovani donne sono sedute su di un lettino. Tutte le donne son vestite di nero ed insieme recitano il rosario. Tutte azioni che un tempo si svolgevano quotidianamente, ora sono andate perse nella notte dei tempi. Seduta su una seggiola, di fianco alla donna di mezza età v'è una bimbetta. Guardo con tenerezza quel gruppo.  Non riesco a vedere dov'è la mia amica Ines. La bimba, dell'età di circa otto anni si presenta a me. Sa che io non la conosco. E' Eleonora! Io con gesto affettuoso ricambio. Lei sa già il mio nome. Forse lo avrà detto Ines? Pian piano nel mio pensiero comincia ad insinuarsi il dubbio. Quelle donne mi sembra di conoscerle quasi tutte, come mai? Fuggo il pensiero cattivo. Ho paura che il sogno finisca, ma non è così! Sto zitta ed osservo. Eleonora sembra essere l'unica che riesca a leggermi nel pensiero.  Momentaneamente anche lei tace con me. Riconosco immediatamente la donna di mezz'età per una voglia che ha sul mento. Osservo attentamente le tre giovani: Le riconosco, anche se mi appaiono in età più giovane. I loro volti mi fanno ricordare una vecchia foto. Chi non conosco affatto è la vecchina e la bimba. Eleonora è l'unica a indossare un vestitino bianco di lino, legato in vita, tutto finemente ricamato. Lo stile di quel vestitino è tanto antico, dei primi del  1900. Penso che tutte le donne appartengono allo stesso gruppo familiare. Anzi! So ch'è così! Eleonora è una bellissima bimba dai capelli castani, molto socievole e chiacchiera tanto. Ha fatto amicizia con Ines. Con lei parla, scherza, ride. Eleonora mi chiama, vuole che partecipi anch'io a quella allegra riunione. Le parla, di me sa molto, della mia famiglia, che Ines non può averle detto. Comincio ad avvertire un reale senso di disagio. Cerco di non farlo trapelare a nessuno. Contemporaneamente avverto un certo senso di gioia, cosa sarà? Su uno dei tre lettini v'è un bel piatto di ceramica, decorato finemente, ricolmo di un frutto estivo che io adoro, le more. La bimba invita tutti a fare un delizioso spuntino notturno con quei frutti estivi. Io sono non oso toccare quei frutti, né Eleonora meli offre! Stranamente è la più piccola delle tre giovinette ad insistere che mi serva di quel piatto. Giovanna insiste, io le volto le spalle, neanche voglio sentire la sua voce. Quando la più grande delle ragazze, Federica, mi si avvicina per porgermi un fazzoletto, s'è accorta che i miei occhi son gonfi di lacrime. Per un attimo mi fermo, m'accorgo che la voce di Federica mi è familiare; E come! Mi chiedo se vivo in un sogno o quella è la realtà. Devo far capire a tutti i costi che io appartengo a loro, devo essere cauta! Mi chiedo come mai Ines e qui con tutti noi? Lei forse cerca dei suoi conoscenti. Lei, forse, crede di potere parlare con tutti. Invito Ines a parlare solo con me. Lei con un atto di arrogante superbia tenta di prevaricarmi. M'inquieto seriamente. Comincio a credere che Ines non si sia mai persa in quel casolare, del piccolo paesino montano. Credo che lei cerchi qualche contatto. Devo impedirlo, lei non sa tornare indietro! Solo io posso portare a conclusione quell'incontro. Ines ignora che quelle donne ci vogliono chiamare a se.
Sembra che il tempo si sia fermato. Non ci sono orologi in quella casa, il mio s'è fermato. Eleonora torna da me con quel vassoio di more. Io sono tentata da prenderne qualcuna, ma la bimba in quell'esatto momento s'allontana. Ora Eleonora non mi rivolge più la parola, ha capito che io ho scoperto l'inganno.
Le donne più grandi, Teresa e Angela, indisturbate dal chiasso fatto da Eleonora, continuano a recitare il rosario e filare e raccogliere la lana. Eleonora è presa da tanta confidenza. Parla continuamente, pare che nessuno riesca a fermarla. Dà l'impressione di una bimba che per tanto tempo è stata sola e ora è presa da una irrefrenabile euforia. Invita tutti a giocare davanti casa,  sotto il pergolato. Lei continua a leggermi nel pensiero, mi evita, non mi rivolge parola; Ne sono convinta! Eleonora invita Ines a uscire fuori. Io in quel momento cerco di parlare ma qualcosa mi blocca. Cosa sia non lo so! Penso, lei mi ha solo guardato, ma è come se mi avesse stregato con quei occhietti castani! Tento di parlare, muovo le labbra, ma le corde vocali non emettono alcun suono. Tutti si sono avvicinati all'uscio di casa, la bimba invita ad uscire tutti fuori; Non me. Sollecita Teresa a fare accomodare fuori anche Angela. Tutti sono fuori, sotto il pergolato, al chiarore della luna piena e  del cielo stellato. Solo io rimango sull'uscio. Tutte ridono, parlano, scherzano, Federica ed Eleonora giocano al girotondo.  Angela, chiama a se la bimba per farla riposare. L'accarezza, la coccola, le parla dolcemente. M'accorgo che la bimba poche volte si rivolge a Teresa. Lei sembra essere una donna più autoritaria e severa. Improvvisamente m'accorgo che Federica non ha più il suo abito nero. Ora è di color blu notte con una grande rosa rossa disegnata; Quell'abito è un incanto! Mi si avvicina Giusy che ha delle bellissime lunghe trecce nere. Ora tutto mi è chiaro! Come la luce del sole, che improvvisamente ha illuminato il cielo. Eleonora  si volta verso di me, mi guarda per un attimo, come se volesse carpire il mio pensiero poi, con voce chiara e dolce, mi chiede se le potessi porgerle il gran vassoio di more. Nel momento che io gliele porgo, lei con voce dura, ferma, roca, quasi da uomo, in modo insindacabile sentenzia:
- Chi ha peccato d'avarizia, lo porterò con me!
    Chi ha peccato di lussuria, lo porterò con me!
    Chi ha peccato d'invidia, lo porterò con me!
    Chi ha peccato di superbia, lo porterò con me!
Il buio torna velocemente e torna ad avvolgere tutto quello ch'è intorno a me. Tutto scompare! Io rimango sola; Immensamente sola! In quell'isolato e disabitato casolare di montagna. Anche la luna ha spento la sua luce. Vicino a me ritrovo il grande cane pastore, dal folto pelo bianco. Lui giace in terra, accucciato vicino al forno, sotto il pergolato. M'accorgo che l'imboccatura del forno è scoperta,. Vi guardo dentro e scorgo che v'è riposto il grande piatto di ceramica ricolmo di more, disposte in modo da formare il disegno di una grande rosa nera.

 

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