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Mosaico

Nel mosaico il disegno si forma accostando tanti frammenti, detti tessere, che possono essere ottenute con vari materiali.
Il procedimento di lavorazione più diffuso per la realizzazione di mosaici consiste nel coprire la superficie con un triplice strato d’intonaco: il primo, più spesso,serve a livellare la parete; quello più esterno, formato da polvere di marmo e di calce, costituisce l’impasto di base su cui vanno inserite le tessere.
Le tessere possono essere di pietra, di marmo, di ceramica, ma più frequentemente, sono di pasta vitrea. Di solito vengono disposte inizialmente in due o tre file che seguono il contorno delle figure; successivamente viene coperto l’interno della figura  con andamenti che sottolineano la forma o l’andamento di ciò che si rappresenta. Le tessere sono prevalentemente a forma quadrata ma, in base al disegno da eseguire, possono essere anche triangolari oppure oblunghe. La lavorazione a mosaico è resistente e se è a colori, conserva grande suggestione proprio per la qualità dei materiali impiegati. In linea di massima, un mosaico costringe tuttavia ad effettuare una rappresentazione alquanto schematica, date le limitate possibilità che la tecnica consente nel graduare il colore e nel riprodurre le figure in modo dettagliato. La tecnica del mosaico ebbe forse origini in Oriente, dove la tradizione del mosaico è infatti testimoniata da numerosi esempi. Cupole e pareti delle moschee orientali o dei templi indiani splendono ancora per i loro rivestimenti a mosaico, dalle figure brillanti sul fondo d’oro.
Nel mondo Occidentale, i massimi risultati della tecnica del mosaico furono raggiunti in epoca romana con l’uso di tessere in pasta vitrea. Queste erano sia trasparenti che opache e venivano prodotte in una varietà di colori che comprendeva perfino l’oro e l’argento.
Il mosaico veniva considerato un complemento dell’architettura ed era usato soprattutto per la decorazione dei pavimenti, vedi Piazza Armerina.
Con il Cristianesimo, il mosaico assume un ruolo diverso, sostituendo la pittura sulle pareti delle chiese. In particolare a Ravenna, dove l’arte romana prende il nome di arte bizantina per l’influsso esercitato da Bisanzio; qui troviamo splendidi mosaici in cui predominano l’azzurro lapislazzulo e l’oro. In essi l’inclinazione delle tessere è accuratamente usata in rapporto alla provenienza della luce da ottenere così  il massimo risalto dei colori.
Il mosaico ebbe grande diffusione a Venezia, città che risentiva anch’issa degl’influssi orientali.
Dopo il Medioevo l’arte del mosaico decadde, sostituito dalla pittura parietale, più rispondente alle esigenze di rappresentazioni naturalistiche  propria delle epoche successive.
Variazioni del mosaico tradizionale sono il mosaico rustico, composto da pietre di ghiaia e conchiglie, in uso soprattutto tra il 1500 e il 1700, e il mosaico a intarsio, composto da marmi ritagliati secondo il disegno da formare.
Oggi il mosaico costituisce una forma di decorazione realizzata secondo processi industriali e, a differenza del passato, il progettista dell’opera affida poi a maestranze specializzate l’attuazione del lavoro. Si cerca tuttavia di non perdere l’antica tradizione dei mosaici soprattutto in quei luoghi in cui essi hanno costituito storicamente una grande espressione artistica.
Esistono perciò ancora oggi laboratori a scuole specializzate a Venezia, a Ravenna e nel Vaticano.

 

 

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