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Con la creta si possono creare opere a “basso rilievo”, un modellato in cui le figure sporgono da una superficie di fondo, ma con un rilievo piuttosto basso. Esige che l’opera venga osservata frontalmente, come si fa per un quadro.
Se le figure sporgono molto, generalmente più della metà, si tratta di “alto rilievo”.
Queste distinzioni valgono soprattutto per le opere del passato; oggi le differenze non sono sempre così decise da poter collocare un oggetto tridimensionalmente in questa categoria.
Con il bassorilievo, in passato, venivano creati pannelli decorativi sostitutivi della pittura, da usare come pale d’altare o da porre sulle pareti. Il Morlaiter diede alle sue opere in terracotta effetti pittorici che sono ottenuti con la lavorazione accurata, che per mezzo della luce, produce una varietà di chiaroscuri sulla superficie.
Assai di frequente, la decorazione su parete era modellata in stucco, un impasto molto leggero a base di calce, Polvere di marmo e un collante che lo fa aderire, di solito la caseina. Il rilievo a stucco può essere bianco, oppure a colori, incorporati nell’impasto.
Per la sua leggerezza, economicità e facilità di lavorazione lo stucco è sempre stato utilizzato per decorare le nicchie, le pareti, e i soffitti con rilievi di ogni tipo. Era diffuso nell’antico Egitto, e a Crosso, ma soprattutto nella civiltà romana, in cui costituiva elemento d’arredo nelle sontuose domus imperiali.
Il basso rilievo a stucco fu ampiamente usato per la sua leggerezza e duttilità anche in periodi rinascimentale. Nella chiesa di San Satiro a Milano, il Bramante ha lasciato un esempio delle grandi potenzialità offerte da questo materiale: dietro l’altare un rilievo prospettico a stucco offre a chi s’introduce nell’ambiente l’illusione di uno spazio che si allunga in profondità.
Soprattutto nel 1600 e nel 1700 la leggerezza dello stucco consentiva di rivestire intere pareti con risultati di grande effetto decorativo.