Menu principale:
Detta anche alluminatura durante il periodo medioevale , è l’arte di illustrare e decorare graficamente i manoscritti. Per estensione si chiama miniatura qualsiasi dipinto di piccolo formato eseguito con minuzia di particolari. Usata dagli Egizi accanto ai geroglifici nel Libro dei Morti e nei papiri magici, erotici e satirici. Il mondo greco-romano illustrò fin dal II sec. a. C. opere di letteratura e trattati scientifici, oltre ai manuali di disegni ornamentali e, dalla fine del sec. IV d.C. , i testi biblici ed evangelici.
A Bisanzio si ha il primo sviluppo autonomo di una figurazione bidimensionale, raffigurante il divino, e stilizzato fino alla staticità iconografica.
In Europa dal VI all’ VIII secolo, si svilupparono numerose scuole di miniatura che si limitavano alla decorazione della pagina iniziale.
La miniatura medioevale, produsse codici miniati, eseguito da monaci e destinato ai riti sacri del convento o a qualche alto prelato, per l’impulso diretto della corte carolingia. Vennero prodotti in questo periodo Evangelari, Bibbie, salteri e venivano illustrati con scene dell’Antico e Nuovo Testamento.
Durante il periodo romanico i vari stili regionali si differenziarono nettamente, a iniziare dal sec. XI, in diretto rapporto con lo sviluppo della pittura murale e l’arte delle vetrate.
Nell’età gotica (sec. XIII-XV) la miniatura raggiunse in Europa il massimo splendore. I codici miniati, di soggetto sacro e profano, divennero oggetti preziosi e destinati a una élite di amatori costituita da nobili, dai borghesi della corte e dai principi.
Dopo l’invenzione della stampa, nel sec.XVI l’arte della miniatura decadde rapidamente.
Dalla metà del XVI sec. si sviluppò il genere della miniatura-ritratto, che venne seguita a olio su lastre di rame o altro metallo.
Alla metà del XIX sec. si ha il diffondersi della fotografia che soppiantò definitivamente l’uso della miniatura.
Opera nota in Calabria della miniatura è il “Codex Purpureus Rossanensis”, custodito nel Museo Diocesano di Rossano Calabro.