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Si chiama graffito un disegno ottenuto incidendo con una punta dura una superficie in modo da lasciare una traccia visibile. La superficie può essere di diversi materiali: intonaco, terracotta, pietra, metallo o carta ricoperta con una sostanza che può essere graffiata.
Per realizzare un disegno a graffio su carta liscia e due colori a cera, uno chiaro e uno scuro. Prima si passa quello chiaro su tutta la superficie del foglio, in modo compatto e uniforme. Sopra a questo strato si passa il colore scuro. Poi si graffia con una punta o un pennino lo strato superiore così da far emergere il colore chiaro.
Il graffio costituisce forse la più autentica tecnica espressiva dell’uomo. Infatti, in varie parti del mondo, si possono trovare graffiti tracciati su superfici diverse che risalgono anche all’epoca preistorica.
Un esempio è l’incisione graffiata sulla roccia trovata in Sud Africa “l’antilope maschio”.
Altro disegno graffito significativo risale all’arte precolombiana d’America, fatto su una conchiglia, raffigura una figura umana probabilmente femminile, danzante.
Nella civiltà occidentale i primi ad usare i disegni graffiti furono i Greci, in particolar modo su vasi di terracotta. Nel Rinascimento il graffito ebbe le più ampie e raffinate applicazioni, in particolar modo, nella decorazione delle facciate dei ricchi palazzi.
In questo periodo si usava anche una tecnica opposta a quella abitualmente in uso: si stendeva sull’intonaco un colore scuro e lo si copriva poi con uno più chiaro sul quale si tracciava il disegno. Asportando poi con il graffito lo strato chiaro, emergeva quello scuro collocato di sotto.
Ancor oggi il graffito è usato per decorare intere pareti, in particolar modo gl’interni di uffici, negozi e abitazioni. Ciò consente di animare l’aspetto dell’ambiente con effetti di sobria semplicità.