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Il carboncino può essere di due tipi: naturale o artificiale. Quello naturale è costituito da un ramoscello di nocciolo carbonizzato e si presenta a forma di cilindretto scuro; lascia un segno morbido e sfumato ch’è facilmente cancellabile. Il carboncino artificiale è composto da grafite e argilla.
Il carboncino può essere usato in due diversi modi: o piatto o di punta, a seconda degli effetti che si vogliono ottenere. Con il carboncino si può disegnare a tratto, ossia tirando linee, oppure sfumare accuratamente il segno con le dita o con uno sfumino, cioè un bastoncino di carta appuntito. Oppure si può dare luminosità al lavoro schierando alcuni punti con la gomma pane; gomma particolarmente morbida, adatta a trattenere il pigmento senza sporcare il disegno.
Il carboncino è polveroso, quindi soggetto a deterioramento. Perciò al termine del lavoro si passa sopra un fissativo “un liquido” composto da gomma-lacca e alcool. Il fissativo viene passato uniformemente sul disegno ad una distanza di almeno venti centimetri, così da evitare che alcune zone più pregne del liquido ingialliscano.
Il carboncino è uno dei mezzi più antichi per disegnare usato fin dalla preistoria.
Nella società Occidentale, il carboncino, per la sua rapidità di esecuzione, è sempre stato usato per tracciare abbozzi preparatori alla pittura, su tela, e cartoni, oppure per appuntare immagini ed idee, cioè per elaborare i cosiddetti “schizzi”.
Leonardo da Vinci, nella “Madonna,Sant’Anna, Gesù e San Giovannino”, ha Sfumato dolcemente il carboncino, illuminandolo di biacca.
Albercht Durer, artista tedesco della stessa epoca del L. da Vinci, ha usato invece il carboncino in modo da ottenere un segno vigoroso e asciutto, che mette in risalto i lineamenti marcati del volto e le sue righe.
Il disegno di Henri Matisse, artista francese del sec. 1900, il segno del carboncino è scorrevole e permette di fissare sul foglio l’atteggiamento della donna, quasi immersa in un groviglio di foglie cui è sdraiata accanto.