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Annamaria Niccoli
“L’idealismo di Annamaria Niccoli si esprime con le ragioni del cuore per gridare all’oggi ed alla vita”
Non è semplice definire il valore di una proposta artistica, in particolare nella realtà Italia. Ad ogni angolo di strada si respira l’arte dei grandi del passato, ed il confronto sembrerebbe non sostenibile in partenza per molti dei contemporanei produttori d’arte. Ma è corretto applicare questo metro di giudizio assai formale per avvalorare o meno una proposta artistica o c’è dell’altro? Oggi la tecnica non assume valore di requisito in se fondante per decretare il successo di un’opera, come in buona parte imposto e tramandato a generazioni di artisti dallo spirito delle accademie. Dall’accendersi del movimento degli impressionisti in poi, tale modalità catalogante e supponente di definire chi è artista o meno in base alla mera esteriorità dell’incarnato o alle alchimie del prodotto, ha ceduto spazio a tante piccole o grandi secessioni, che poco a poco ne hanno scardinato il valore assoluto e quasi dogmatico. Ne sono state protagoniste le Avanguardie Storiche che hanno mutato completamente il modo di intendere e valutare l’arte e le successive evoluzioni artistiche fino ad oggi. E’ innegabile tuttavia se si vuole parlare di arte e non di filosofia pura, che il dato formale e nello specifico il giusto approccio tecnico ed esecutivo, sia da ritenersi a tutt’oggi elemento imprescindibile di valutazione del valore di ogni opera, ma non perché le difficoltà esecutive in se, posano implicitamente rendere migliore quel dato prodotto intellettuale, come ancora oggi molti credono. E’ vero peraltro che la tecnica in quanto tale non può che arrecare beneficio alla corretta definizione dell’idea che l’artista intende esprimere attraverso l’opera. Questo semplicemente seguendo quel percorso necessario al concretizzarsi del progetto e delle sue molteplici fasi di sviluppo. La “giusta tecnica”, potrà rendere al meglio il dato emozionale, ed esprimere in tal modo compiutamente l’idea stessa che è alla base di ogni progetto creativo. Ma non è questo forse uno degli scopi se non lo scopo principale di chi produce arte: emozionare. Tuttavia se è vero che l’arte è un linguaggio comunicativo, è altrettanto vero che questo nel tempo ha trovato nuovi codici e modalità tecniche per esprimerli e che oggi, in una società certamente votata alla velocità ed al vorticoso cambiamento, è ovvio che l’espressività possa trovare fondamento tanto nei modi della figurazione che con altre modalità di diverso risalto iconografico o sensazionale. L’opera d’arte ha funzione di promuovere il crescere ed il formarsi di quel substrato che definirei “l’incarnato dell’idea”, atto a produrre l’esternazione delle emozioni attraverso una tecnica di maggior appropriatezza formale o “informale” idonea per quell’opera e per quel messaggio da concepire ed esternare. Occorre anche dire che la giusta forma, ovvero quella che rende bene o meglio di altre l’idea, è anche sempre foriera di un sentimento espressivo che risponde ancora oggi, ed in pieno, alle necessità dell’arte, poiché ne è l’elemento essenziale. Quindi la tecnica se è requisito fondante dell’opera, tuttavia non è importante in se, ma come modalità materiale di trasmissione del pensiero, questo infatti non potrebbe esprimersi con pienezza se non supportato da una giusta ed appropriata tecnicità, che possa con efficacia appagare lo spirito del tempo ed ispirarsi ad istanze o moti dell’animo attuale che vede l’uomo moderno sentire nascere bisogni nuovi e necessità fino a ieri inesistenti o non sentite. La forma espressiva deve trovare quindi ragion d’essere temporale, dovendo tener conto del compito alto d’esprimere le idee ed i sentimenti propri di un’epoca. Detto questo, come giudicare in concreto l’efficacia di un’opera? L’opera d’arte è tale quando esprime valori universali, ma questo, non è bastevole, se al contempo essa non esprimesse anche valori dettati dalle istanze del vivere nel proprio tempo, poiché i valori sono universali per quel tempo, non in assoluto; L’artista contemporaneo deve quindi poter cogliere le nuove istanze, l’essenza dell’oggi che di già può essere tale da prefigurare il domani. Dunque l’atto artistico ha valore nel momento in cui il linguaggio espressivo nel suo complesso esprime sentimenti ed emozioni altamente rappresentativi del proprio tempo ed epoca e quando al contempo la tecnica si dimostra all’altezza dell’atto comunicativo che si intende avallare.
Fatta questa lunga premessa, ora credo di aver chiarito le modalità procedurali che ci consentiranno di intendere al meglio l’operato artistico ed il pronunciamento della calabrese Annamaria Niccoli. Di questa artista ho potuto Ammirare diverse opere dal vero e goderne da vicino fino a farle mie, altre ho raccolto in visione dalla rete, dove l’artista è presente non solo come pittrice, ma in una molteplicità di forme che vanno dalla scrittura alla fotografia e filmati, di cui è abile esecutrice e regista al contempo. Ma in questa sede l’intento è di parlare della Niccoli pittrice: Per prima cosa ho colto il dato formale, di un ritorno alla figurazione, con una tecnicità che ricorda la transavanguardia celebrata dal critico Bonito Oliva, questo per certi modi tecnici immediati ma al contempo fortemente plastici di esprimersi nella scelta figurativa. Ed in questo il richiamo principalmente va a Mimmo Paladino o a Nicola De Maria, ma anche mi pare di cogliere riferimenti in alcune opere al padovano e da molto tempo bolognese Concetto Pozzati (nato a Vò di Padova – residente e con studio a Bologna). Eppure ben altro e di diverso cova nel filo mai spezzato dalla Niccoli con l’arte figurativa, quella libertà d’espressione che ad un certo punto si carica in modo dirompente d’emozionalità, attraverso modalità oniriche e surreali, ricche di simbolismi e richiami alla condizione umana. Quasi a voler far risorgere un romanticismo d’altri tempi in cui l’uomo sente il peso dell’impotenza ma da eroe resiste poiché con l’ideale irrompe nella vita e da Jeanne d'Arc l’affronta con coraggio, fino all’ultimo spasimo d’esistenza. Siamo di fronte ad un’artista che esprime nettamente quello che sente senza dubbi o ripensamenti. Vi è in queste opere un furore d’azione che denota una personalità forte e determinata, una voce femminile ma che ama confrontarsi senza debolezze o riserve, con ambo i sessi, che a nulla si piega, pur di esprimersi con verità ed onestà intellettuale. La Niccoli ritengo per scelta espressiva rifugga eccessive velleità formali, volendo altrimenti pervenire, con nettezza di fraseggio, al punto di sintesi dell’immagine, ovvero al dato essenziale, oltre il quale vi sarebbe banalità, prima del quale vi sarebbe incertezza, nel quale sussiste l’emozione. In questo si dimostra veramente capace di stordire. L’immagine che Ella produce emoziona e tanto. A volte il significato è recondito e non di facile intuizione, non di rado il suo linguaggio si appropria di modalità surreali e di richiamo froidiano, eppure sempre inducono a riflettere. Non si può evitare di confrontarsi con le immagini della Niccoli. Ella ci rende emozioni allo stato puro. Un sentimento non si esprime in ore ed ore di lavoro, tanto meno uno stato emotivo deve essere di getto, la forza di un pronunciamento emotivo è nell’istinto, che altrimenti la ragione s’impossesserebbe dell’opera assorbendone la forza che vive di spontaneità quando, come per la Niccoli, l’idea è sentita e l’artista la fa propria, spontaneamente, grazie al suo naturale talento . Anna Maria punta ad esprimere con segni veloci, lavature corpose e decise, colori netti e sentiti a livello empatico, stati emotivi del tutto personali ; Ma Ella non si limita a questo, bensì con la sua emotività, coglie le negatività del vivere, spremendone le emozioni. Mi pare che la sua proiezione psichica ed artistica snocciolata fra istinto e ragioni intenda produrre quella che Aristotele definiva nella Grecia classica una catarsi, ovvero un bisogno di buttare sulla tela o sulla scena, tutto il nostro sentire umano per produrre a posteriori l’effetto di purificazione, ovvero guardando in faccia, con coraggio, il male anche quello simulato sulla scena o sulla tela, ci si può affrancare da esso. Nel renderci coscienti delle nostre fragilità umane e delle sue stesse fragilità la Niccoli cerca, per tale via che indugia sulle emozioni, dipanandocele forti e nette senza compromessi, di fornirci un vaccino che ci renda migliori e più forti e ci faccia in qualche modo accettare anche le brutture della vita. Una specie di vaccinazione per farci crescere. Ora, oggi, a cosa serve un’arte formale o banalmente decorativa : probabilmente a fare bella pittura per i salotti di qualche benestante. Non è questo che insegue la Niccoli. La sua è proposta alta non pensata per il commercio per la velleità di un qualche tornaconto economico dell’opera, ed è per questo che la sua proposta vale, poiché ogni sua opera è un pezzo unico, fondante un’identità, di donna calata nelle disperazioni del vivere di ogni giorno, ma capace di reagire e risvegliare in noi una reazione. La Niccoli dipinge per esprimere il proprio senso della vita, non si è mai posta il problema di dovere servire uno scopo utilitaristico in quanto la sua arte coincide con il suo essere donna e artista. La Niccoli è tutto quello che nelle sue opere vediamo. A conclusione mi pare giusto accennare in specifico ad un’opera fra le innumerevoli: emblematica di quanto fin qui affermato l’opera “Sfinita”. Un dipinto dai colori accesi, resi ad acrilico sui toni del rosso sangue, ove ricorre il tema del corpo femminile e della sedia, quella sedia dove la donna appoggia le membra, reclinando all’indietro il capo, con i muscoli che appaiono tirati a definire uno stato di profonda prostrazione ed angoscia, aumentata anche dalle ombre sui toni del nero, su cui si stemperano i rossi, oltre le figure di primo piano. Non vi è più la forza di reggere la propria vita, ed allora non resta che sedersi e andare oltre questo mondo, ed ecco l’altro mondo, sopra di noi, un luogo che pure ci appare scomodo, altrettanto opprimente, ove ci appare una figura probabilmente femminile, in orizzontale in una posa pure tesa, innaturale per la torsione del braccio, quasi a dirci che non vi è via d’uscita ed anche il pensiero non sfugge al dolore di quei luoghi che non danno scampo ove il rosso della passione si coniuga col nero della morte. A conclusione mi pare corretto affermare che l’idealismo concettuale su basi surreali ed oniriche che costituisce il pronunciamento principale di molte opere di Annamaria Niccoli esprime le ragioni del cuore, che insaziabile di speranza, grida risoluto all’oggi ed alla vita non per spirito di rinuncia, ma per farla propria e dominarla .
Commento critico:
Dr. Franco Bulfarini (artista ed esperto d’arte contemporanea)

 

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