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Cera o l’antico encausto

La pittura a encausto è una tecnica molto antica di dipingere con colori a cera. Il nome encausto deriva dal greco “encaiein”, che significa “bruciare”, e indica la caratteristica fondamentale di questa tecnica: il riscaldamento che subivano i colori dopo essere stati applicati.
Già gli antichi egizi si servivano di questa antica tecnica, che raggiunse la perfezione con i pittori greci dell’epoca classica. Tuttavia a noi non sono rimasti i capolavori di quel tempo: unici esempi di pittura a encausto giunti fino a noi sono alcuni ritratti eseguiti in Egitto nell’età ellenistica e alcune pitture su pareti a Pompei (Villa dei Misteri).
La conoscenza di questo sistema si perse nel Medioevo; poi, nell’età moderna, la scoperta delle pitture di Pompei e la descrizione dell’encausto che aveva lasciato lo scrittore latino Plinio invogliarono alcuni artisti a tentare di rinnovare la tecnica (il pittore italiano Sartorio dipinse a Encausto il fregio dell’aula parlamentare di Montecitorio a Roma).
I tipi di encausto descritti da Plinio sono tre. Uno dei metodi pare che fosse una specie di “pirografia” (scrittura per mezzo del fuoco) su avorio, legno. Osso o altre sostanze che potevano essere incise con una punta riscaldata.
Un altro metodo consisteva nel disporre delle cere colorate a piccole porzioni e poi nel modellare fondendole e riscaldandole con una spatola o punta riscaldata.
La descrizione del terzo metodo è di difficile interpretazione. La pittura a encausto ha una prerogativa importantissima, quella di rimanere inalterata. Infatti i colori di questa pittura non ingialliscono, né scuriscono col tempo, né si screpolano. La cera usata nella composizione, inoltre, permette alla luce di penetrare sotto la superficie del dipinto senza riflettersi; si ottengono così effetti molto belli, di una estrema bellezza.
L’encausto, oggi non è più usato, per la complicata tecnica di esecuzione. Tuttavia, un buon surrogato dell’encausto sono i pastelli a cera.







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